Morti sul Lavoro – La Situazione

Com’è la situazione delle Morti sul Lavoro? Perché non si riesce a fermare questa strage? Cosa possiamo fare noi e qual’è il nostro contributo su questo tema?

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La politica continua nell’ignorare la strage silenziosa delle Morti sul Lavoro, chiamate anche Morti Bianche, la cui definizione non è appropriata e lontana dal problema, e continua nel concentrarsi su temi sempre più propagandistici evitando di toccare con mano temi reali, ad oggi 1214 persone morte, di cui la metà, 602 sul luogo di lavoro, ma se in parte il cambiamento deve partire da noi come soggetti lavoratori, dall’altra parte ci chiediamo cosa possiamo fare ulteriormente per far si che questo tema diventi un tema principale nella discussione politica, affinché l’interesse possa aumentare ed infine si possa intervenire.

Ad oggi 1214 persone morte, di cui la metà, 602 sul luogo di lavoro.

Continuiamo la discussione sulle Morti sul Lavoro dopo il precedente post pubblicato, qui non pubblicheremo proposte, perché è un problema noto e sotto gli occhi di tutti e di proposte negli anni se ne sono fatte anche parecchie, inoltre gli strumenti sembrano esserci ma vanno usati, perciò ci concentriamo su altri aspetti.

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La crisi economica che ha colpito il mondo intero e partita nel lontano 2008, più di dieci anni fa, sembrava aver arrestato la mattanza annuale delle morti sul lavoro, solo per il semplice fatto del numero di licenziamenti e di aziende chiuse, con un aumento della disoccupazione, ma con il tempo abbiamo scoperto che ha portato un nuovo aumento o una nuova ondata di persone morte sul lavoro, questo perché la crisi insieme ad iniziative nefaste dei governi nazionali occidentali hanno portato nuovi fattori molto pericolosi, oggi le morti sono in aumento seguendo un’altalenante ripresa del mondo economico e lavorativo, e questi nuovi fattori di aumento del rischio sono riconducibili alle irregolarità rimaste nei posti di lavoro, la precarietà del posto di lavoro che mette in difficoltà le persone (O dipendente) a rispettare e chiedere il rispetto della sicurezza, una formazione non adeguata alle persone nei luoghi di lavoro, chiedetevi cosa sapete di sicurezza sul vostro posto di lavoro e datevi una risposta, le leggi non rispettate ed infine l’utilizzo dei sub-appalti, che diminuiscono i costi e la sicurezza nei luoghi di lavoro, tutti questi fattori sono fattori di rischio per chiunque si trovi in un luogo di lavoro.

Perché prima abbiamo parlato che le proposte ci sono già? Perché semplicemente vi sono già strumenti sul campo, uno di questi è il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, emanato con il Decreto Legislativo del 09 Aprile 2008 N.81, questo testo è un immenso lavoro legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, è uno dei migliori testi, forse uno dei migliori in Europa ma non il più perfetto, migliorabile sicuramente come sempre, ma rappresenta al momento la Bibbia per ogni lavoratore e per la sicurezza, ma presenta come molte volte una grossa falla, non viene spesso e molto spesso rispettato, ne fatto rispettare, difatti la denuncia maggiore ogni volta che si parla di Morti sul Lavoro si riferisce al numero inadeguato degli ispettori del lavoro adibiti al controllo nei luoghi di lavoro e nel controllare che vengano fatte rispettare tutte le norme, perciò è assolutamente inutile avere un buon testo con buone norme e leggi se poi tu come Stato non le fai rispettare.

Al problema degli ispettori a cui segue un continuo menefreghismo da parte della politica nel trovare subito una soluzione e rendere maggior potere ed aumentarne i numeri per permettere maggiori controlli, si aggiunge l’inutile lotta dei sindacati e dei lavoratori sulla sicurezza, in aziende colpite da crisi o colpite da finte crisi, in società che aumentano la precarietà sia di lavoro sia di sicurezza con l’utilizzo dei sub-appalti, questi sub-appalti che puntano sempre verso l’abbattimento dei costi, finiscono per abbattere i costi legati ai dipendenti e alla loro sicurezza, a questo la politica non ha recepito mai il messaggio anzi negli anni ha aumentato prepotentemente questo strumento.

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Cosa possiamo fare noi?

Oltre a prenderci cura in primis di noi stessi e magari anche delle persone che amiamo, cercando di essere innanzitutto noi stessi il cambiamento che vogliamo e che vogliamo vedere negli altri, spetta la parte più difficile del problema, si parte dal prendere coscienza del problema e poi prendere in mano il nostro megafono immaginario e chiedere maggiormente attenzione sul problema, facile così a scriverlo, ci hanno provato in molti, ma quel molti non è bastato, ma non per questo dobbiamo smettere di parlarne, perché non c’è niente di peggio che il silenzio.

Sì di Morti sul Lavoro se ne parla, ma se ne parla nel modo sbagliato, se ne parla sui siti, se ne parla al TG delle 13, se ne parla in radio, si elencano nomi e cognomi di una strage senza fine, si mostrano anche volti,  ma se ne parla come di una strage inevitabile, quasi dovuta, ecco quando se ne parla si utilizza uno storytelling che non aiuta, bisogna iniziare a cambiare lo storytelling, cambiare la narrazione su questo tema, innanzitutto si parla non di numeri, non di morti bianche, ma di persone, esseri viventi che da un momento all’altro, in un luogo che credevano sicuro sono morte, sono padri, madri, figli e figlie, fratelli e sorelle, parenti, amici, conoscenti, SMETTETE DI VEDERLI COME NUMERI, COME CIFRE, ma dovete iniziarli a VEDERLI COME ESSERI UMANI COME ME E COME VOI.

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La narrazione è annacquata, morire sul lavoro è come morire per un sacrificio, dovuto alla società, allo stato, alla famiglia, alla fede, un morto e poi pace e amen e si cambia pagina, avanti un altro, è azzardato soprattutto per i temi ma dovremmo forse e dico forse prendere in considerazione che la causa principale delle morti sia il lavoro stesso, l’esistenza dello stesso lavoro è la causa di tutte queste morti, è utopico ma non sbagliato pensarlo, o si rispettano gli standard di sicurezza in maniera totale e universale, oppure il lavoro sarà una causa di morte.

Per non parlare di cifre esistono i nomi e i cognomi, come già detto NON SONO NUMERI MA PERSONE, per capire la vastità del fenomeno possiamo partire dai numeri ma dobbiamo arrivare alle persone, in 12 anni di monitoraggio da parte dell’Osservatorio Indipendente dei Morti per Infortunio sul Lavoro, ideato da Carlo Soricelli. ex metalmeccanico ora in pensione, sono morte oltre 17.000 persone, 12 anni = 17.000 persone che non ci sono più, da 12 anni Carlo spulcia dati ed articoli e sul sito aggiorna in maniera giornaliera tutti gli incidenti mortali, da ben 12 anni senza l’aiuto di nessuno racconta giorno per giorno una strage senza fine, raccoglie non solo i numeri dell’INAIL, raccoglie anche nomi dei non assicurati, per questo i suoi numeri sono maggiori rispetto a quelli raccolti dall’istituto INAIL e da altri.

Come Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rappresentante per la Sicurezza che anche lui come Soricelli, tiene un suo conto, che ad oggi è a 332 persone morte sul luogo, ma arriva a 700 morti calcolando l’itinere, sì perché l’INAIL fa il conteggio totale, perché l’infortunio sul lavoro, anche l’infortunio mortale, è calcolato anche nel percorso che la persona fa da casa sua fino al posto di lavoro e viceversa, e questo ci parla di un altro grave problema, della sicurezza stradale che fa metà delle vittime del lavoro, Marco ha tenuto nomi e cognomi e situazioni dell’avvenuto incidente mortale, e sono leggibili sul sito di Articolo 21.

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Gli esempi riportati di Carlo Soricelli e Marzo Bazzoni, sono degli esempi in cui due persone mettono il loro impegno nella causa, un impegno ed una mobilitazione venuta “Dal basso“, un impegno anche giornaliero per informare e portare il tema alla visione di tutti, affinché come anche nostro obiettivo porti il tema al peso che merita nella futura agenda politica italiana, fare ciò serve in qualche modo a fare “Propaganda” o per lo meno fare la giusta sensibilizzazione sul tema e rendere diversa dai soliti notiziari la narrazione, noi fin dal nostro inizio abbiamo eseguito con vari strumenti a nostra disposizione la possibilità di variare e spostare l’attenzione su un dato tema, come per esempio le nostre mappe su un’altro argomento, ma per questa volta non siamo riusciti a ripetere l’esperimento, la mole di lavoro è stata molto ampia.

Per questo cogliamo l’occasione, per chi volesse, per chiedere a chi avesse a cuore l’argomento e la causa, di provare a dare un proprio contributo, magari aiutandoci nel lavoro di narrazione e “Propaganda” necessari affinché la nostra voce arrivi a più persone e più saremo a gridare e più avremo la possibilità di farci sentire maggiormente, qualsiasi contributo è ben accetto, nel formare un progetto solo su questo tema, per contattarci potete utilizzare i social oppure scriverci su partecipazionesemplice@gmail.com.

Per maggiori approfondimenti sul tema:
Sito INAIL;
Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro;
Osservatorio Indipendente dei Morti per Infortunio sul Lavoro;
Lista dei Morti sul Lavoro del 2019 (Articolo 21);
Irregolarità, precarietà, formazione non adeguata e leggi non rispettate. La “strage silenziosa” dei morti sul lavoro”. (Valigia Blu).

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