Morti sul Lavoro – Il Cambiamento Parte da Noi

Non siamo gli unici a parlarne, siamo in molti, ma i numeri dicono che il problema non è affrontato nei giusti termini e con i giusti mezzi, rimanendo insormontabile, fuori dall’agenda politica e rimanendo un dramma infinito; Qui non daremo soluzioni o proposte, quelle ci sono già, basterebbe che vengano applicate, ma una come per tutto, il cambiamento che vogliamo parte prima da noi stessi, così anche per il lavoro.

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Non passa giorno che non si legga, si senta, si veda, una notizia relativa ad una persona morta sul proprio luogo di lavoro, e da sempre che è così, il lavoro uccide, quel lavoro che è alla base della nostra società come la conosciamo noi, perciò alla base della nostra stessa esistenza, il lavoro occupa ed è un elemento importante e fondamentale della nostra vita, se non hai lavoro in Italia e così anche nel resto del mondo non hai diritto a vivere dignitosamente oppure non hai proprio diritto alla vita, emarginato finisci per morire da solo e di freddo, a questo duro mondo non fanno parte le poche e sempre meno tribù a livello primitivo che fino ad oggi hanno la fortuna di non avere avuto contatti diretti con noi, oppure i miliardari che vivono sulle spalle di tutti gli altri.

Se come già detto non passa giorno… Non passa nemmeno tempo che hai microfoni i soliti politici incalzati più che dai giornalisti cani da riporto, ma incalzati dalla società civile rispondono con un “E’ in studio…”, “Questa settimana al Consiglio dei ministri discuteremo…”, “Stiamo valutando l’intervento…”, ecc. ecc. ecc. Parole vuote, parole vaghe, slogan che il giorno dopo si perdono nel vento, perché gli argomenti interessanti sono sempre altri, insomma noi avvertiamo la morte sul posto di lavoro come una disgrazia, ma una disgrazia ineluttabile, quasi necessaria, non si può fare a meno, visto che senza lavoro non si può vivere tanto vale tenersi un posto di lavoro, che seppur non sicuro magari è comunque un posto di lavoro, non vorrai anche tu morire povero? Perciò se c’è il rischio tanto vale, poi c’è lo stipendio, vuoi mettere ricevere dei soldi per il rischio di morire, anche se il tuo rischio non è paragonabile al rischio di Jeff Bezos, che poverino lui rischia parecchio.

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In fondo tutti i morti finiscono per assomigliarsi, anche perché dicono che la morte non guarda in faccia a nessuno, non guarda di certo in faccia a Clemente morto a 35 anni sul posto di lavoro, non guarda in faccia al miliardario di turno morto alla prematura età di 118 anni, sì è vero la morte non guarda proprio in faccia a nessuno, e così i morti si contano, si contano in una settimana, in un mese e alla fine dell’anno ci facciamo un bel report, ed i numeri sono impressionanti, così la società civile prova a chiedere cambiamento e soluzioni su questo problema, perché nessuno merita o vuole morire sul posto di lavoro, a parte che tu non sia un jihadista dell’Isis e allora ci sta anche morire sul lavoro.

E’ da anni che si contano i morti, anni che la società chiede umilmente di intervenire, famigliari che piangono un parente, una madre, un padre, una figlia, un figlio, è sempre così, ma la nostra mente che per la sopravvivenza è in automatico sul pensiero positivo, evita di pensarlo, perché fa male e fa paura, nessuno mette in programma che nella propria vita deve morire, perciò non lo fa nemmeno pensando che potrebbe succedere prima, e non lo fa nemmeno pensando che debba succedere sul luogo di lavoro, perché suona come assurdo, ma i numeri e i dati dicono che succede, è forse per questo che le morti sul lavoro sono un dramma, personale ma non collettivo, e non è una priorità per molti e per l’agenda politica, così fa più clamore uno sbarco di profughi che le morti sul lavoro, anche se i numeri sono alti.

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Per primo passo dobbiamo iniziare a cambiare la nostra mentalità, non è certo facile, ma se vogliamo possiamo provare a cambiare, impostare nella nostra mente che quando andiamo al lavoro o siamo al lavoro il rischio è possibile e reale, così la nostra mente può iniziare a vedere o visualizzare ciò che prima non vedeva, la sicurezza nel proprio posto di lavoro, l’insicurezza sul proprio posto di lavoro con i rischi che si corrono ogni giorno ed ogni azione sul nostro posto di lavoro, ponendo il problema in prima persona stimoleremo magari la nostra attenzione a non dare nulla per scontato, ovviamente il pensiero non deve essere unico e totale per tutto il tempo lavorativo, sarebbe controproducente per la nostra salute mentale, ma rivedere in chiave di sicurezza il nostro lavoro, il luogo, le nostre azioni, porrebbe maggiore attenzione ed aumenterebbe il grado di sicurezza, e non solo, vedendolo in prima persona, capendo cosa voglia dire veramente morire sul posto di lavoro agiremmo con maggiore forza nel richiedere alla politica e ai partiti un maggiore impegno ed un interesse reale nel problema, perché come già detto nessuno vuole andarsene, soprattutto sul luogo di lavoro e dover lasciare famiglia, figli, genitori, partenti e amici, insomma lasciare sul posto di lavoro la pelle e l’anima.

E’ possibile tutto questo? Assolutamente nì, perché non tutti possono sul luogo di lavoro cambiare il proprio modo, il proprio luogo e le proprie azioni, la sicurezza non è in tutti i luoghi di lavoro, dipende dal datore di lavoro, dipende se lavori come assunto a tempo indeterminato o determinato, dipende se lavori in “nero”, non sempre puoi decide sul luogo di lavoro che è fondamentale la tua sicurezza, che è al primo posto, perché la scelta sta nell’avere un lavoro e nel non averlo, datori di lavoro che sono più che caporali che ti mettono davanti a questo tipo di scelte, e tu non sei sempre nella possibilità di scegliere.

Spetta a tutti, quelli che possono, persone, cittadini, sindacalisti, associazioni, attivisti, promuovere soluzioni urgenti ed immediate per porre fine alla scelta se lavorare o no in sicurezza sui posti di lavoro, per chiedere alla politica di fare il suo dovere soprattutto se la nostra democrazia è fondata sul lavoro, a chi deve rispondere di questo ne risponda anche in tribunale, insomma spetta a chi sta in una condizione avvantaggiata portare fuori dal rischio, salvare vite umane, anche sul luogo di lavoro.

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Poi anche se utopistico e lo sarà ancora per molto, forse fino a che esisterà questa società come la comprendiamo noi, pensare che forse la prima causa di morte sul lavoro è in fondo il lavoro stesso, e che forse, e dico forse, meriterebbe di essere abolito, come la pena di morte, come la guerra, ma è ancora troppo utopistico.

Buona fortuna voi là fuori.

 

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